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“MTC e rischi per la salute”. In risposta all’articolo de Il Fatto Quotidiano

Agopuntura e MTC: prove di efficacia e sicurezza

Gentile dottor Bella.

Rispondo a quanto contenuto nel Suo “Medicina tradizionale cinese e rischi per la salute. Le preoccupazioni sono fondate?”1) comparso sotto forma di blog de “il Fatto Quotidiano”. Il Suo intervento prende spunto da un articolo recentemente pubblicato sul Guardian: “Doctors call for tighter regulation of traditional Chinese medicine2).

Reputo che né un blog, né questa mia risposta siano un luogo adatto per ospitare una discussione scientifica, i cui contenuti richiederebbero spazi più ampi. Non parlo dell’Omeopatia, che non conosco e conseguentemente non pratico, né tanto meno giudico. Parlo dell’agopuntura. Dirigo un istituto di formazione accreditato che dal 1974 la insegna ai medici abilitati alla professione. Spesso dico ai nostri studenti (in genere specialisti, talvolta primari ospedalieri, comunque al 99% attivi nel pubblico o nel privato accreditato) che se, idealmente, fossi obbligato a passare il resto della mia vita in un’isola deserta potendomi portare appresso una sola medicina, tra quella occidentale e quella orientale sceglierei senza dubbio quella occidentale. La prima salva la vita, la seconda, quando può, la migliora. Spero, con questo, di averle fatto intendere che non pecco di partigianeria. Ciò detto, vorrei effettuare alcune brevi considerazioni su quanto da Lei affermato nel Suo scritto.

L’articolo del Guardian ed i pronunciamenti delle associazioni scientifiche europee prendono le mosse dall’ICD 11 (International Classification of Diseases), pubblicata nel giugno scorso dall’OMS. A beneficio dei non addetti ai lavori aggiungo che l’ICD è uno standard di classificazione internazionale delle malattie e delle cause di morte adottato dalle istituzioni sanitarie degli Stati membri per gli studi statistici ed epidemiologici e dalle Compagnie assicurative per le proprie procedure. Per la prima volta l’OMS ha istituito una sezione, il chapter 26, dedicata alla medicina tradizionale cinese e alle sue classificazioni nosologiche. Questo ha suscitato la preoccupazione di numerosi esponenti della moderna biomedicina in tutto il mondo, non solo delle European Academies of Medicine (FEAM) e dell’European Academies’ Science Advisory Council3). Salvo che L’OMS ha ripetutamente affermato che l’inclusione della suddetta classificazione non costituisce una validazione delle pratiche della medicina cinese (agopuntura, fitoterapia, ecc.), ma un modo di promuovere la ricerca sull’efficacia, la sicurezza, la pratica, la formazione e la conseguente (eventuale) integrazione nei sistemi medici mondiali.

Non siamo quindi di fronte ad un riconoscimento generico della medicina cinese, che si compone di varie branche, i cui contenuti non sono spesso sufficientemente noti agli estensori degli articoli citati.

La validazione dell’efficacia clinica dell’agopuntura da parte di organismi scientifici occidentali, secondo l’EBM, prende le mosse dalla Consensus Conference dei National Institutes of Health del 19974), si arricchisce con “Acupuncture: Review and Analysis of Reports on Controlled Clinical Trial” pubblicato dall’OMS nel 2003 5), fa riferimento a varie metanalisi, tra le quali quelle condotte dalla Cochrane Collaboration 6). Ad oggi sono numerose le linee guida di società scientifiche occidentali (USA, UK, Germania, Australia, Nuova Zelanda, Canada) che raccomandano l’impiego dell’agopuntura in varie patologie, sia nella componente algica che in altri aspetti. Una raccomandazione fino a ieri vigente può essere rivista (come successo con le linee guida NICE per lombalgia ed agopuntura), ma può tornare ad essere valida in futuro, così come l’inefficacia di una terapia in una patologia non deve essere necessariamente estesa ad altre indicazioni. Questo si applica a tutta la medicina.

Riguardo alla sicurezza dell’agopuntura, l’articolo citato (Safety of Acupuncture: Overview of Systematic Reviews 7)) fa riferimento alla situazione mondiale, annotando quanto rinvenibile nelle due maggiori banche dati internazionali, MEDLINE ed MBASE, dalla loro costituzione al dicembre 2015: lesioni di organi o tessuti (13 recensioni, mediana: 36 casi), infezioni (11 recensioni, mediana: 17 casi), eventi avversi locali o reazioni ( 12 recensioni, mediana: 8,5 casi) e altre complicazioni come vertigini o sincope (11 recensioni, mediana: 21 casi). Tutto ciò a fronte, secondo lo stesso articolo, di circa 900 milioni di sedute (Cina 2009), 4 milioni di sedute (UK 2009), 3,25 milioni di pazienti (USA 2007). Una pericolosità ridotta, comunque da non sottostimare. Mi pare al contempo utile considerare che i dati più sopra riportati si riferiscono anche a Paesi nei quali l’agopuntura è praticata da non medici, mentre in Italia l’esercizio è riservato ai laureati in medicina e chirurgia per i quali si danno per assodate nozioni di anatomia ed igiene sufficienti per non incorrere in lesioni d’organo o episodi infettivi. Tant’è che, nel nostro Paese, non ne vengono segnalati.

E questo ci porta ad un’altra considerazione. In Italia, i medici che si dedicano unicamente all’agopuntura sono poche decine, tutti gli altri (oltre 3.500 solo quelli iscritti ai Registri degli Ordini dei Medici8)) sono attivi nel pubblico o nel privato accreditato. Come è possibile pensare che un medico considerato serio ed affidabile quando esercita la nostra medicina possa sottrarre il paziente a terapie provatamente efficaci per sostituirle con le MNC? La preoccupazione è veramente infondata e gli sporadici casi di cui si legge costituiscono, appunto, delle eccezioni numericamente trascurabili, adatte a far notizia.

Ben dicono le European Academies of Medicine quando sostengono che il periodo storico registra una penuria di fondi e che questi devono essere destinati ad interventi terapeutici provatamente efficaci. Ma se non si finanzia (anche con poco) la ricerca nel settore dell’agopuntura, che pur appare utile in numerose affezioni e capace di incidere positivamente sulla spesa sanitaria, come potremo fondatamente esprimere un giudizio sulla sua efficacia?

I meccanismi di azione dell’agopuntura, l’individuazione di un vero placebo, l’utilizzo dei rimedi cinesi di origine vegetale, la normativa di riferimento (farmaco con AIC, farmaco tradizionale, integratore alimentare), l’individuazione dei principi attivi (ma anche il culto del principio attivo a fronte del fitocomplesso), ci porterebbe oltre i limiti di questo scritto.

Concludo con un rammarico.

Il rammarico che non abbia potuto partecipare al “2° Simposio sulla Ricerca in Agopuntura” organizzato nel 2018 dall’Associazione Medici Agopuntori Bolognesi, né al Congresso  “Dolore e Agopuntura”, organizzato dalla Società Italiana Agopuntura e dal Centro Studi So Wen, tenutosi nello scorso gennaio, nel quale sono stati illustrati dai diretti sperimentatori trial clinici condotti in ospedali quali lo Sloan Kettering Cancer Center o il Mt Sinai  Hospital di New York, il Kristiania University College di Oslo e, per venire a noi, l’Istituto Europeo di Oncologia o l’Istituto Clinico Humanitas di Milano, dove sono attivi servizi di agopuntura. Sono certo converrà che istituzioni così rinomate della medicina occidentale, nell’adottare una terapia, si basano sulle prove di efficacia e non sulla suggestione del “Qi”.

Con molta cordialità

Dr. Roberto Gatto
Società Italiana Agopuntura
Centro Studi So Wen

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