La certificazione dell'eccellenza - 06/02/2012
Di Emilio Minelli
“Non prendere una medicina prescritta da un medico appartenente ad una famiglia in cui si pratichi la medicina da meno di tre generazioni”. Questa frase, rintracciabile nel testo “Memorie sui Riti” del V sec. a.C., ci ricorda come vi sia stato un periodo in Cina in cui la formazione del medico esperto di medicina tradizionale, e quindi anche di agopuntura, era una faccenda assolutamente esoterica, riservata ai membri di una stessa famiglia e protetta da sanzioni abbastanza severe. Da qui la necessità, nella ricerca della qualità delle prestazioni, di assicurarsi che il medico, grazie all’appartenenza ad una famiglia in cui l’arte era praticata da tempo, avesse la possibilità di accedere ad una conoscenza gelosamente custodita. Di questo periodo ci restano grandi repertori e ricette, di erbe e di punti, ancora interessanti dal punto di vista storico e clinico. Nella stessa era svettano figure di insigni maestri e di non meno famosi allievi, ma le possibilità di diffusione del patrimonio culturale medico sono oggettivamente limitate da una situazione in cui si configura un lungo apprendistato e una valutazione dell’allievo assolutamente individualizzata, in cui la conclusione della formazione deve essere sancita dalla capacità di affrontare e risolvere casi clinici sotto la supervisione del maestro.
Tale epoca ci ricorda, quasi per contrasto, il periodo successivo in cui il ruolo della Accademia Imperiale di Medicina Tradizionale Cinese diviene centrale. In particolare, uno dei suoi funzionari, Wang Weyi nel 1026 pubblica il “Classico Illustrato dei Punti per Agopuntura e Moxibustione sulla Statua di Bronzo” e ordina la fusione di due modelli umani realizzati in bronzo a grandezza naturale. Sui due manichini sono riportati 657 punti. In occasione degli esami le statue venivano ricoperte di cera e riempite di mercurio. Se lo studente inseriva correttamente l’ago nel punto richiesto, il mercurio fuoriusciva e lo studente era promosso, in caso contrario era respinto. Lo studio dell’agopuntura viene, dunque, codificato e la certificazione della raggiunta preparazione viene certificata attraverso uno strumento che sottrae la valutazione alle numerose discrezionalità presenti nella precedente valutazione familiare. Cosa potrebbe insegnarci questa pagina di storia?
Diverse cose, ma, innanzitutto, che la certificazione della competenza dei candidati è considerata troppo importante per essere lasciata nelle mani delle famiglie e dei maestri e si ritiene che il certificatore del percorso formativo debba essere una figura terza, all’uopo delegata dall’imperatore. In realtà, già gli Imperatori Han erano arrivati alla conclusione che per poter servire il “Figlio del Cielo” i medici provenienti da diverse scuole di formazione, per il solo fatto di essere funzionari imperiali, dovessero superare un esame che, in qualche modo, li abilitasse al loro supremo impegno. A ben pensare, l’Imperatore Han, che promulgò nel 43 a. C. l’ordinanza che introduceva la verifica dei funzionari medici imperiali, altro non faceva che ribadire la necessità di una valutazione terza rispetto ai percorsi formativi seguiti.
Abbiamo voluto fare questo lungo excursus storico per introdurre uno dei tanti problemi che affligge la formazione in agopuntura nella difficile realtà italiana. Sì, perché, forse solo da noi, poteva accadere che si creasse un coacervo di conflitti di interesse, in cui, spesso, colui che definisce il profilo professionale dell’agopuntore, colui che definisce il percorso formativo, colui che definisce gli obiettivi didattici, colui che definisce i programmi di formazione, colui che valuta l’efficacia dei percorsi formativi e il livello di preparazione raggiunto dagli allievi sia al tempo stesso proprietario degli enti di formazione.
Il fatto di trarre guadagni dalla attività di formazione non è a nostro avviso un peccato originale, ma il sospetto che la formazione possa essere inquinata dalle esigenze del profitto e del mercato è ovviamente elevato. Non è da oggi che proponiamo una strategia per uscire da questa situazione. Non è da oggi, d’altro canto, che denunciamo l’autoreferenzialità di gran parte delle scuole di formazione nel definire i percorsi formativi stessi. Anche in questo settore, da tempo, abbiamo proposto una via d’uscita. Inascoltata, purtroppo, sino ad oggi. Oggi, per fortuna, qualcosa è cambiato. In maniera iniziale, prudente, ma sostanziale.
Nel 1996, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in una Consultation svoltasi in Italia e organizzata dal nostro WHO Collaborating Centre for Traditional Medicine, a cui parteciparono un notevole numero di esperti e di osservatori, tra cui la Società Italiana di Agopuntura, definirono le “Linee Guida sulla formazione di base e la sicurezza in agopuntura”. Un programma di base in cui venivano definiti i contenuti, i livelli, le modalità, la durata di una formazione, che interessava anche il medico laureato in medicina occidentale. Un messaggio lanciato anche al nostro paese, che richiedeva solo il coraggio di essere ascoltato.
Poiché nell’introduzione del documento veniva chiaramente specificato che le Linee Guida erano fatte per “aiutare le autorità sanitarie nazionali nel definire standard di formazione e programmi ufficiali di valutazione, così come scuole mediche e istituzioni desiderose di approntare programmi di formazione”, bastava, evidentemente, trarne le conclusioni e applicarle alla realtà italiana.
Oggi qualcosa è cambiato perché, dopo anni di silenzio, due realtà formative prestigiose per la qualità del loro lavoro e per la loro storia, hanno deciso un coinvolgimento con il WHO Collaborating Centre for Traditional Medicine dell’Università degli Studi di Milano per lo sviluppo di una sperimentazione finalizzata al superamento della maggior parte delle problematiche relative alla didattica e per un sostanziale miglioramento della qualità della stessa. I docenti di queste scuole hanno accettato, con molta umiltà, dimostrando una profonda comprensione delle specificità della certificazione formativa, di essere valutati per conseguire un’abilitazione all’insegnamento secondo standard accettati dall’OMS. E’ stato definito un percorso formativo, sicuramente tenendo conto della esperienza storica di queste realtà, ma avendo come riferimento i criteri definiti dall’OMS. Si è fatto lo sforzo di elaborare un percorso formativo in crediti di formazione in modo tale che questo percorso potesse essere confrontato con i prodotti formativi universitari così da potersi porre come criterio di valutazione e di verifica anche per questi. Si è elaborato un Master di 1600 ore e di 64 crediti formativi, distribuito in quattro anni, in cui tutti gli aspetti della formazione, usualmente impiegati in Università, sono presenti: lezioni frontali, residenziali, a distanza, autoformazione certificata, ore di pratica clinica, di esercitazioni cliniche, tesi, stage, ecc. E, ovviamente, momenti di valutazione, in cui il WHO Collaborating Centre, valutatore terzo, si incaricherà di certificare la conformità della preparazione dell’allievo ai criteri definiti dall’OMS.
Alla fine del percorso, lo studente conseguirà un “Certificato di Alta Formazione” e abbiamo la segreta speranza che, alla conclusione di un primo quadriennio di sperimentazione, si documenti la bontà di un modello che costituisce in buona parte la conclusione di un progetto con cui avevamo partecipato alla Consultation del 1996 del WHO.
Come tutte le cose altamente innovative, il Certificato di Alta Formazione pone evidentemente una linea di separazione tra il prima e il dopo. Quando ci si è posti il problema della valutazione dei docenti, sicuramente non ritenevamo che i docenti che abitualmente lavoravano nella formazione privata fossero inesperti od ignoranti, ma il problema era che questa competenza e questa abilità andava certificata.
Allo stesso modo, non riteniamo che la maggior parte dei medici che si sono formati con quello che potremmo chiamare “vecchio ordine” piuttosto che vecchio ordinamento, non abbiano raggiunto livelli formativi di qualità. Ma, ancora un volta, la qualità, se esiste, va certificata.
Per questo motivo, l’attuale sperimentazione prevede l’avvio di corsi integrativi riservati a persone che abbiano già conseguito un qualche titolo di formazione in agopuntura in modo che una formazione integrativa, in frontale, residenziale, a distanza, ecc., unitamente alla valutazione e valorizzazione della pratica clinica, condotta avanti negli anni, possano consentire anche ad essi,di ottenere un riconoscimento di conformità alle Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In un momento in cui le grandi discussioni sulla formazione in medicina complementare si attestano sulla definizione di uno standard minimo di monte ore, ci pare doveroso ricordare che esiste un rispetto che dobbiamo a noi stessi e, in maniera non secondaria, ai nostri pazienti. Con che coraggio possiamo dire loro che affrontiamo le loro sofferenze con una formazione tarata su standard minimi, perché standard più elevati avrebbero chiesto troppa fatica o troppi soldi?
Un chirurgo non può farlo. Un ortopedico non può farlo. Un pediatra non può farlo, perché dovrebbe farlo un agopuntore?
Questo percorso di qualità, presentato alla riunione dei Centri Collaboranti OMS tenutasi a Pechino lo scorso Novembre, sicuramente costituirà un modello a livello nazionale ed internazionale, un golden standard che in questi giorni viene presentato alle istituzioni (Ministeri, Regioni, FNOMCeO, Ordini) affinché costituisca un punto di riferimento e di arrivo, quando necessariamente si interverrà a porre rimedio all’attuale vuoto normativo.
Prof. Emilio Minelli
Vice Direttore WHO Collaborating Centre for Traditional Medicine
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