Riflessione - 07/11/2011


di Roberto Gatto

Probabilmente questa considerazione non merita un “primo piano”: non è nuova, né originale. Penso però che, di tanto in tanto, valga la pena di riflettere sull’argomento. Molti agopuntori, benché si definiscano tradizionalisti, quando si raffrontano e si confrontano con la biomedicina è come se si vergognassero della medicina che praticano e, per rendersi ben accetti all’interlocutore, in un’ansia di omologazione, omettono aspetti fondamentali della MTC.

Provo a spiegarmi meglio. Nel preparare un intervento congressuale sull’impiego dell’agopuntura nella sindrome depressiva, ho analizzato la letteratura internazionale. Il risultato della mia ricerca è ben sintetizzato nella citazione che segue: “In conclusione, l’efficacia dell’agopuntura come trattamento della depressione rimane non provata ed i risultati [della metanalisi] suggeriscono che gli effetti dell’agopuntura nella depressione siano indistinguibili da quelli del placebo” Ernst E, Lee MS, Choi TY. Acupuncture for Depression? A Systematic Review of Systematic Reviews. Eval Health Prof. 2010 Dec 7.

Ringraziamo il dottor Ernst per l’ennesimo lavoro nel quale giunge alla conclusione che le prove a favore dell’efficacia dell’agopuntura siano insufficienti. Ma moltissime revisioni sistematiche approdano ai medesimi risultati: prove non conclusive, necessitano ulteriori studi. Ogni mese ne pubblichiamo almeno un paio in questa newsletter.

Però, la domanda che mi pongo è la seguente: quale è l’agopuntura di cui giudichiamo l’efficacia (volendo peraltro prescindere dall’adeguatezza dell’EBM ad investigare questa medicina)? Già più volte e da più parti è stata sottolineata la necessità che gli RCT che indagano l’agopuntura siano adeguati sia da un punto di vista metodologico occidentale, che da un punto di vista agopunturistico. Già, ma dove si situa l’adeguatezza agopunturistica? Quando la raggiungiamo? La massima parte dei lavori analizza l’efficacia dell’agopuntura applicata ad un quadro patologico classificato secondo la nosografia occidentale, impiegando punti classicamente utilizzati in affezioni sintomatologicamente riconducibili a quel quadro. Ma ci basta? Se, ad esempio utilizziamo shenmen e sanyinjiao, che certamente possiedono un azione ansiolitica, per trattare ciò che la nostra medicina classifica come sindromi ansiose, valutiamo l’efficacia dell’agopuntura o semplicemente testiamo l’azione ansiolitica dei due punti?

La Medicina Tradizionale Cinese si fonda sulla differenziazione delle sindromi, ma di questa impostazione non troviamo traccia nella massima parte dei lavori oggetto delle revisioni sistematiche. Purtroppo, non se ne trova traccia nemmeno nei lavori di molti agopuntori in Occidente, per quanto tradizionalisti si dichiarino in altre sedi. E allora la domanda è: le otto regole, gli zang fu, le sindromi esistono solo nei nostri studi oppure hanno diritto di cittadinanza anche nelle nostre ricerche? Mi rendo conto che in Occidente sia difficilmente realizzabile una protocollo sperimentale sulla risalita dello yang del fegato, ma, se non operiamo una differenziazione delle sindromi all’interno del quadro patologico occidentale, non potremo mai testare la Medicina Tradizionale Cinese (agopuntura, farmacologia, ecc.), che su quelle si basa.

E torno al dottor Ernst, il quale, a conclusione della già citata revisione sistematica su depressione ed agopuntura afferma: “Abbiamo trovato otto revisioni sistematiche che includevano settantuno studi primari. Cinque revisioni giungevano a conclusioni positive e tre a risultati negativi. Tutte le revisioni positive e la maggior parte degli studi primari proveniva dalla Cina. Esiste motivo di credere che questa revisioni siamo meno che affidabili”.

Possibile. Ma provo a formulare un’altra ipotesi: dato che un numero apprezzabile di questi studi primari cinesi applica schemi agopunturistici diversi in base alla differenziazione delle sindromi, è possibile che questo incida sui risultati clinici?

La domanda è posta idealmente al dottor Ernst, che sicuramente non ci legge, ma lo è concretamente ai vari ricercatori italiani raggiunti dalla newsletter.


Archivio vecchie Notizie »